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martedì 10 maggio 2016

Il dramma silenzioso dello sfruttamento all'interno dei centri commerciali




E il settimo giorno si riposò, ma mai di 

domenica o nei festivi

I centri commerciali aperti con regolarità la domenica e i festivi sono certamente una comodità, ma a quale prezzo? Sicuramente, oltre alla crisi dei piccoli esercenti, a farne le spese sono i lavoratori delle grandi catene, costretti a rinunciare alla propria vita sociale. Siamo proprio sicuri che sia il modello migliore per la nostra società?

Quello del lavoro durante il weekend e i festivi è per molti dipendenti della grande distribuzione un vero incubo, una specie di moderna schiavitù dalla quale è difficile liberarsi con una battaglia individuale, e per la quale non pare ci siano le forze, e gli interessi, perché ci si provi ad affrancare collettivamente. 

A raccontarci la sua storia, simbolo di un'intera generazione di lavoratori, è Cristina (il nome è di fantasia, la storia purtroppo no), "fortunata" lavoratrice per una nota catena, con diversi punti vendita collocati in centri commerciali un po' in tutta Italia. Prendiamo volentieri spunto dal suo racconto per lanciare un appello a riflettere, fermarci un momento per capire se questo è veramente il migliore modello di società che possiamo e vogliamo costruire. 

Cristina ha una laurea in filosofia, parla 3 lingue, e nonostante una cultura universitaria alle spalle (finita, come tanti ragazzi, perché in università è quasi impossibile trovare un'occupazione stabile) si è trovata costretta ad accettare un lavoro nella grande distribuzione, una delle poche realtà in Italia ancora capace di offrire una qualche opportunità d'impiego. 

Prende il minimo sindacale, come praticamente tutti i suoi colleghi, non ha sostanziali prospettive di carriera, e ciclicamente si vede azzerare i bonus maturati e i premi di anzianità lavorativa perché "c'è la crisi", e se si vuole mantenere il posto di lavoro, "bisogna pur accettare qualche compromesso", come si sente ripetere non solamente dai datori di lavoro ma anche dai delegati sindacali. 

Quello che però Cristina fa ancora fatica ad accettare, ma da cui non riesce a sottrarsi, è la regola per cui se si vuole continuare a lavorare lo si deve fare dando la propria disponibilità a prestare servizio il sabato e la domenica, oltre a praticamente tutti i festivi. 

Sono quelli i giorni infatti decisamente più redditizi per i centri commerciali, quando la concorrenza ai piccoli esercenti diventa ancor più impari, le famiglie scelgono di "fare una gita" in qualche mega-store e i lavoratori delle catene della grande distribuzione sono sistematicamente costretti a rinunciare alla propria vita sociale. 

L'appello di Cristina vuole provare a dar voce alle tante persone che, per difendere il proprio status di lavoratori, devono progressivamente rinunciare alla propria vita relazionale, agli amici, al partner, a coltivare relazioni, alla cultura, a una dimensione sociale che è prevalentemente organizzata su eventi e iniziative che si svolgono nei weekend. 

"In teoria si dovrebbe essere liberi di scegliere se dare o meno la propria disponibilità a lavorare nei festivi e nei finesettimana - racconta Cristina - ma la verità è che se scelgo di non presentarmi sul posto di lavoro sto venendo meno al contratto che ho firmato. 


La disponibilità a lavorare qualsiasi giorno dell'anno è ormai una clausola standard che 
si deve sottoscrivere al momento dell'assunzione, altrimenti non si viene scelti. 

In Italia ci sono state sentenze pilota importanti (questa e questa), ma la verità è che siamo soli a combattere contro il sistema. Quando protesto con il mio sindacato mi viene risposto che devo essere felice di avere un lavoro, che nei festivi vengo comunque pagata un po' di più e che non dovrei lamentarmi. Oppure mi viene detto di fare una causa pilota, di non presentarmi al lavoro e che loro mi aiuteranno a far annullare eventuali provvedimenti disciplinari. E' chiaro però che finché il clima è questo, e le battaglie si combattono singolarmente, c'è poco margine per far cambiare la nostra condizione". 


Il Contratto Collettivo Nazionale negli articoli 141  e 142 fissa questi temi a una contrattazione di secondo livello, fra azienda e lavoratore, di fatto costituendo un rapporto assai impari quando ci si siede di fronte al tavolo per prendere accordi, specialmente se ciò avviene al momento della firma del tanto agognato contratto. 

"La verità - prosegue Cristina - è che basta farsi un giro nella grande distribuzione e prendere visione dei contratti di chi lavora nei centri commerciali per capire come funzionano le cose: tutti coloro che hanno un contratto part time vengono sistematicamente messi a lavorare anche nei festivi, compresi coloro che in teoria avrebbero un orario fisso che non lo prevederebbe. 


Spesso si fanno venire persone sul posto di lavoro e poi, se non c'è affluenza sufficiente di clienti, le si manda semplicemente a casa, rinunciando a pagar loro l'intera giornata, che in ogni caso a quel punto è rovinata. Io domenica primo maggio ho dovuto lavorare 8 ore filate, come tutte le altre domeniche dell'anno, esclusa Pasqua (per un totale di 51 domeniche lavorative in un anno). Questo vuol dire avere un contratto da 38 ore settimanali, che spesso è costruito sul fare meno ore in settimana ed essere impiegati al massimo possibile nei weekend. Ogni weekend". 

Ovviamente si ha poi diritto a un giorno di riposo infrasettimanale, ma non è certo la stessa cosa: "io per esempio sono a casa il giovedì. Ma il resto delle persone con cui vorrei relazionarmi il giovedì lavora. Questo vuol dire che nel corso del tempo gli amici hanno smesso di invitarmi a ballare e a uscire, perché nei weekend dovevo per forza sempre declinare l'invito, ma una situazione di questo tipo ti impedisce di avere una vita di coppia, di fruire delle iniziative culturali che sono organizzate nei weekend, insomma, di avere una vita sociale e culturale piena e appagante". 

"Un disegno di legge fermo in Parlamento per dare qualche tutela in più ai lavoratori esiste - conclude Cristina - è stato presentato da Michele Dell'Orco, del Movimento 5 Stelle, ma è stato insabbiato quasi subito - perché evidentemente dava fastidio - e si aspetta che venga discusso e votato da 2 anni".  Recentemente anche la Cgil sta lavorando a una carta dei diritti universali del Lavoro. 
9/05/2016

Articolo di Marco Madonia - marco.madonia@alessandrianews.it

Fontehttp://www.alessandrianews.it/alessandria/e-settimo-giorno-si-riposo-ma-mai-domenica-o-nei-festivi-132445.html

14 commenti:

  1. quindi se vogliamo uscire a ballare il sabato sera dobbiamo chiudere un intero centro commerciale...impedendo al resto del mondo che in settimana lavora di fare la spesa nel weekend.Se avete scelto di lavorare in questo mondo,e avete scelto di poter far la spesa al sabato e alla domenica (o di notte come succede in alcune catene), avete anche scelto di lavorare nei weekend...e non potete accusare il sistema, come se non vuoi aver rotte le scatole alle 4 del mattino, non scegli di fare il chirurgo ma ti occupi di altro.

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    1. Lei parla di scelte???!?!una ragazza laureata secondo lei.ha scelto di fare l'addetta alle vendite!?? Ma in quale recondita località dei monti sibillini è richiuso costui?!??!!? Descriva e parli della realtà per quella che è!!!! Facciamo questo genere di lavoro per SOPRAVVIVERE visto gli stipendi miseri coi i quali veniamo retribuiti e non abbiamo tempo libero per stare con figli e famiglia.

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    2. Non c'è bisogno certamente di fare la spesa nei week end ridicolo!!!! I market sono aperti dalle 8:00 alle 21:00 tutti i giorni!!!! Non aggiungo altro purtroppo l' ignoranza non si può correggere quando così radicata.

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    3. L'Italia e'il sistema che e' sbagliato.Bisogna ribellarsi e il sabato la domenica nessuno deve andare a lavorare. Ma siccome l'italiano medio e' una massa di pecoroni,non si cambiera' mai ,continuamo cosi'pero' poi non ci la mentiamo wwww l'ITALIA A ME MI FA SCHIFO VIVERE IN QUESTO PAESE NON PER LE MERAVIGLIE CHE ABBIAMO MA PER IL SISTEMA GOVERNATIVO.

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    4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    5. ma taci cretino, fino a vent'anni fa, quando i supermercati la domenica erano chiusi, cosa facevi, morivi di fame?

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    1. Bravo lo è senz'altro!

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  3. Lavoravo per lo stesso propeietario di oggi che 9 anni fa aveva un negozio. Orario normale e domenica e festivi libero. La mia vita era fantatica. Poi lo stesso titolare decise di aprire in un noto centro commerciale. Sono 7 anni che lavoro nel centro commerciale e la mia vita e quella della mia famiglia e' diventata un incubo. Sono sull orlo del divorzio credetemi. Mia moglie e' esasperata

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  4. Ragazzi, ragazzi, non attacchiamo chi difende il sistema. È più che normale che la gente difenda il sistema poiché, citando Silvano Agosti, un testimone del mondo alternativo " il vero schiavo non è tanto colui che porta le catene ai piedi quanto colui che non ricorda più cos'è la libertà". È molto pericolosa una cultura che si dedica alla bellezza, all'arte, alla poesia, poiché se questi valori venissero davvero trasmessi potrebbero risvegliare il vero scopo dell'esistenza che è la gioia e la gratitudine di essere al mondo. Perciò se c'è gente che che è contenta del sitemaè soltanto sintomo che siamo sulla strada giusta.

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  5. Solo chi ci lavora in un centro commerciale può capire il dramma. Tutti gli altri che parlano di servizi sono solo clienti egoisti che si rintanano nei centri commerciali alla domenica (e festività) nella vana speranza di riempire il vuoto della loro consumistica vita senza senso!

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  6. ma che cazzo parlate ma pensate di essere i soli a lavorare facendo turni? E tutte le altre categorie (camerieri, istruttori, operai, infermieri, dottori, poliziotti, educatori, pompieri, autisti, guide e operatori museali e tanti altri....) sono tutti degli imbecilli perché non si lamentano. Perchè mai voi avete tutti questi problemi e gli altri no? Io ho lavorato per anni come educatrice in una comunità educativa aperta 365 giorni all'anno e quindi si lavorava anche nelle festività e pure le notti, ovviamente..... e avevo una paga bassa perchè il contratto nazionale prevedeva questo! Ma io non me la prenderei con il tipo di lavoro e con gli orari, ma con i singoli datori di lavoro che sfruttano, ma questo vale anche per chi fa gli orari normali. Conosco gente che finisce ogni giorno alle 20/21 di sera anche se il suo contratto prevede di finir prima e cosa pensate riescano a fare queste persone per la sua vita privata, pensate che riescano a stare con i famigliari e condurre una vita normale? Provate a lavorare voi 10 ore al giorno poi vediamo !! Arrivi al sabato che sei distrutto e in due giornate devi fare tutto quello che non riesci durante la settimana, altro che vita sociale, alla Fincantieri i dipendenti per es. devono fare una 50 di ore alla settimana e non vengono pagate come straordinario, se ti rifiuti ti mettono in cassa integrazione (così giusto per citare un altro esempio)!!! Tutto sto discorso per dire che gli orari non c'entrano nulla ma ora c'è talmente tanta fame di lavoro si approfittano dappertutto e anche se, con degli orari decenti ci si fa un 25 aprile o una pasquetta a rotazione sul lavoro non muore nessuno e, se io vado a fare la spesa di domenica è perchè non sono riuscita durante la settimana e perchè come voi anch'io lavoro e magari anch'io sono sfruttata!!! Non ci avete mai pensato?

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    1. Hai perfettamente ragione, te lo dice uno che lavora 6 giorni su 7 e fa 12 ore al giorno con un contratto che ne prevede 40 ore settimanali al massimo, pretendono che tu lavori tutti i sabati gratis, ho provato a ribellarmi, ma da solo non posso fare nulla, gli altri dicono sempre si a testa bassa, capito che razza di popolo di merda? Masochisti, ipocriti, falsi leccaculo ecc ecc ecc ecc
      w l'italia, paese di capre e giullari!

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  7. ahahahahahahahaahahahahahahahah, il problema è che questo è un paese di mentecatti leccaculo, farebbero di tutto pur di assomigliare al padrone, altro che domenica chiuso, chi lavora dal lunedi al sabato, quando cazzo ci va a fare spesa?? Se non volete lavorare la domenica, semplicemente cambiate lavoro, ce ne sono tanti che l'itali-ano non vuole più fare, sono viziati e hanno ancora nonni e paparini coi soldoni in banca!

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